Alexa down in tutto il mondo il giorno di Natale

alexa down

Alexa non risponde

Alexa down in tutto il mondo proprio il giorno di Natale sta creando disappunto e delusione verso tutti coloro che hanno ricevuto in regalo Amazon Echo.

alexa down

Non può che definirsi un Natale nero per Alexa e per tutti coloro che scartato il regalo, volevano cimentarsi e divertirsi nel porre le molteplici domande all’assistente virtuale di Amazon Echo.

Amazon Echo, lo speaker dotato di intelligenza artificiale grazie alla sua assistente Alexa, è stato, senza dubbio, in tutto il mondo il regalo più gettonato per questo Natale 2018.

Il grande numero di attivazioni e di accessi al sistema Alexa hanno messo in crisi i serve di Amazon che, da stamattina, sono inaccessibili.

Su twitter impazza l’hashtag #alexadown

Su Twitter molti utenti stanno segnalando che Alexa, anzichè rispondere correttamente alle domende formula la frase “non riesco a capire” oppure “non riesco a collegarmi ad Internet”. Selezionando una ricerca con l’hashtag #alexiadown su twitter potrete seguire la vicenda minuto per minuto.

Le dichiarazioni di Amazon

Al momento Amazon non ha rilasciato dichiarazioni in merito, ma pare che le zone più colpite dal disservizio siano Italia, Austria, Germania e Regno Unito.

Non ci sono notizie riguardo a quando Alexa potrà essere nuovamente in grado di rispondere alle domande, ma certamente Amazon farà in modo di risolvere la problematica nel più breve tempo possibile. Nel momento in cui scriviamo possiamo solo dire Alexa down!

Sweatcoin ecco come funziona l’app che ti paga per camminare

Sweatcoin cammina e guadagna

In questo periodo si sente parlare molto di Sweatcoin l’app che ti paga per camminare. Sicuramente vi sarà capitato di vedere le storie di influencer su Instagram che spiegano come si faccia a ricevere sweatcoin in cambio di semplici passeggiate, o vi sarà arrivato dai vostri amici il link di invito ad iscrivervi all’app.

Di cosa si tratta e come funziona

Sweatcoin, dopo il lancio in USA è approdata anche in Europa ed è un’app creata e fondata in Inghilterra scaricabile sia per IOS che per Android che si è assicurata oltre 6 milioni di dollari finanziamenti.
E’ gestita da SweatCo Ltd con numero di registrazione inglese societario  09242159.

Dovrai quindi scaricarla sul tuo telefonino attraverso questo link swcapp.uk/hi/caterina887868 ,registrarti attraverso il tuo numero di telefono o la tua mail ed iniziare a camminare, facendo attenzione di tenere attivo il GPS.

L’app traccerà i tuoi passi e ogni 1000 ti farà guadagnare uno sweatcoin, pari a circa 0,95 $, che potrà essere speso nello shop on line all’interno della piattaforma che offre prodotti di vario genere (persino un iPhone X, ma per quello ti serirà percorrere una maratona tutti i giorni per almeno un anno!) come audiolilbri, sneakers, zaini, miglia aeree e prodotti hi-tech.

Le attività tracciate e monetizzate saranno solo quelle effettuate  all’aperto, quindi è perfettamente inutile camminare in casa o muoversi in palestra.

I piani di accumolo gratuiti e a pagamento di Sweatcoin

Potrai scegliere di utilizzare l’app in modo gratuito e sarai Mover. In questa modalità potrai guadagnare al massimo  5.00 crediti al giorno, ma potrai anche scegliere i profili a pagamento.

  • Shaker al costo di 4,75 sweatcoin al mese che ti darà la possibilità di accumulare 10.00 crediti al giorno
  • Quaker al costo di 20.00 sweatcoin al mese che ti darà la possibilità di acumulare 15.00 crediti al giorno
  • Breaker al costo di 30.00 sweatcoin al mese che ti darà la possibilità di accumulare 20.00 crediti al giorno

Ogni piano ha la possibilità di essere provato gratuitamente per 30 giorni, dopodichè si potrà decidere se continuare ad usufruirne o rinunciare senza alcuna spesa aggiuintiva.

E’ da chiarire che non si tratta di una criptovaluta vera e propria e, tantomeno si basa su tecnologie blockchain. Gli Sweatcoin non sono convertibili in altre valute, ma spendibili, come un sistema ad accumolo di punti, solo all’interno del marketplace presente nell’app.

Funziona davvero?

A questo punto starete pensando che Sweatcoin è un app che ti paga per mantenerti in forma e la cosa ti sembrerà alcunato strana e improbabile. La motivazione sta nel fatto che la società di gestione guadagna attraverso la pubblicità e  le parnership con i marchi presenti sul marketplace dei prodotti,  ma non è tutto qui…

Infatti Sweatcoin ti permette di guadagnare attraverso il passaparola, ossia la condivisione del link di iscrizione inviato ai tuoi amici che, a loro volta, la dovranno scaricare e  si dovranno iscrivere.

Questa modalità è necessaria per guadagnare 100 $ che verranno accreditati su Paypal una volta raggiunte 20 iscrizioni che arriveranno attraverso il tuo link.
Raggiunti i 20 download potrai richiedere il trasferimento di 100 $ direttamente sul tuo conto di Paypall che ti verranno accreditati nel giro di 3/5 giorni. (Attenzione leggete fino in fondo perchè c’è stato un aggiornamento).

Le recensioni di chi già la sta usando sono positive, non ci resta che provare. D’altra parte il nostro impegno è solo quello di camminare!

Clicca qui per scaricare l’app swcapp.uk/hi/caterina887868

Aggiornamento del 7 novembre 2018

Dal giorno 5 sulla versione gratuita non compare più la possibilità di usufruire del pagamento di $100,00 versati su Paypall. Al suo posto è comparsa BANK che, oltre ad invitare e far iscrivere gli amici necessita di 24 mesi di camminate!

In ogni caso le offerte cambiano quotidianamente. Potrebbe quindi accadere che mentre state accoumulando Sweatcoin per ricevere il regalo agoniato, l’offerta cambi e il vostro sogno non si possa realizzare.

Sempre più dura!

Arrivano le API di Whatsapp Business

API di WhatsApp Business

Con l’introduzione delle nuove API di WhatsApp Business,l’applicazione di messaggistica più nota in Italia inaugura l’avvio di nuovi servizi a pagamento per le aziende.

Il lancio di WhatsApp Business per Android risale al dicembre scorso e si tratta di una versione della più nota app pensata per le piccole e medie imprese che consente di interagire con estrema facilità con i propri clienti grazie a strumenti utili per automatizzare e organizzare messaggi e risposte.

Con il rilascio delle nuove API di WhatsApp l’azienda, che fa capo a Facebook, vuole iniziare un progetto di crescita e di monetizzazione rivolgendosi alle aziende.
Vediamo in che modo.

Le Api di WhatsApp Business permetteranno di rispondere ai messaggi dei clienti in modo gratuito entro le 24 ore dalla loro ricezione, dopodiché ogni invio diventerà a pagamento, anche se al momento non è noto quale sia l’entità dell’importo richiesto.
In questo modo si incentiva, da un lato, un servizio efficiente di risposta veloce verso il cliente e, dall’altro, si evita l’utilizzo della chat ai fini di spam in quanto si incoraggerà l’invio di messaggi particolari ad utenti selezionati.

Inizialmente le nuove API di WhatsApp Business saranno a disposizione solo di 90 società importanti (alcuni nomi sono Booking, Klm…) per poi rendersi disponibile per tutte le aziende.

Inoltre le nuove API di WhatsApp Business saranno collegate agli Ads di Facebook. In questo modo, attraverso i pulsanti di azione, gli utenti potranno essere rimandati alla chat aziendale di WhatsApp spostando l’interazione tra cliente e società sull’applicazione di messaggistica.

Le aziende, infatti, potranno inviare messaggi alle persone che per le avranno già contattate, ma attraverso l’API riusciranno ad inviare e gestire in modo programmatico conferme di acquisto, spedizione, promemoria o altro.

Per concludere WhatsApp sottolinea che tutti i messaggi inviati agli utenti anche attraverso l’API saranno crittografati ent-to-end per garantire la sicurezza e il blocco immediato dell’invio in caso di messaggi indesiderati.

 

 

Stop alle bufale con la tecnologia News Juice

stop alle bufale

Potremo finalmente dire stop alle bufale grazie alla nuova tecnologia “News Juice” un progetto co-finanziato da Google Digital News Innovation Fund e Adnkronos.

Fake news-bufale-notizie false

Le fake news sono una piaga molto seria nella società 3.0 e, soprattutto negli ultimi anni, è diventata una consuetudine il trovare notizie false che trattano di argomenti più disparati, dalla salute, alla politica, dalla finanza al benessere, fino alla previsione di scenari apocalittici.

Spesso le fake news sono presentate con titoli accattivanti che incuriosicono l’utente e lo portano a cliccare sul link fasulli i quali costringono ad accedere a siti che obbligano alla sottoscrizione di abbonamenti, o ancor peggio portatori di malware.

Come difendersi dalle bufale sul web? C’è un modo per dire stop alle bufale?

Il gigante del web Google e l’agenzia di stampa Adnkronos si sono uniti in un progetto innovativo che rivoluzionerà il lavoro di giornalisti e blogger per garantire una fruizione corretta dell’informazione.

Si tratta della tecnologia “News Juice”!

Come funziona News Juice

“News Juice” sarà un motore di ricerca semantico che leggerà, capirà e sintetizzerà le notizie. In questo sarà possibile offrire al redattore di notizie un supporto validissimo per creare videonews attraverso Adnkronos e un canale Youtube dedicato.

Grazie all’intelligenza artificiale verranno fornite cronologie logiche che saranno fruibili semplicemente attraverso la ricerca negli archivi Adnkronos e la ricerca per immagini. In questo modo verranno fornite le notizie, permessa la creazione e distribuzione di videonews con cronologie corrette e certificate.

Un’iniziativa importante anche in previsione della revisione sulla nuova direttiva sul copyright, ferma al 2001, che, dopo la bocciatura dei giorni scorsi, verrà rimessa in discussione dal Parlamento Europeo a settembre

Si tratta di un progetto ideato da Adnkronos al quale Google Digital News Innovation Fund ha dimostrato da subito un interesse fortissimo per poter garantire un’informazione affidabile e dire stop alle bufale!

 

 

Come è cambiato e come funziona il nuovo algoritmo di Instagram

come funziona il nuovo algoritmo di Instagram

Da qualche settimana avrete notato che la newsfeed di Instagram è diversa, ciò è dovuto alla modifica dell’algoritmo. Vi sarete chiesti: “come funziona il nuovo algoritmo di Instagram?”

Il team del social gestito da Facebook ha riunito un gruppo di giornalisti per spiegare come funziona il nuovo algoritmo di Instragram

Criteri di classificazione dei feed di Instagram

Instagram funziona sull’apprendimento automatico, o intelligenza artificiale, che si basa sul comportamento passato dell’utente per creare un feed unico per tutti. Anche se segui esattamente gli stessi account di qualcun altro, riceverai un feed personalizzato, in base al modo in cui interagisci con tali account.

Ci sono 3 fattori principali che determinano ciò che vedi nella tua newfeed di Instagram:

  1. Interesse: Instagram ti mostrerà i contenuti in base al tuo comportamento passato, cioè con cosa e chi hai interagito
  2. Recency:  Instagram terrà conto di quanto recentemente è stato pubblicato il post con priorità per i contenuti puntuali rispetto a quelli vecchi di settimane
  3. Relazione:  verrà valutato quanto sei vicino alla persona che lo ha condiviso, con un punteggio più alto per le persone con cui hai interagito molto in passato su Instagram, ad esempio commentando i loro post o taggandoli nelle foto.

Altri fattori che influiscono come funziona il nuovo algoritmo di Instagram

Ci sono anche altri fattori che influiscono su come funziona il nuovo algoritmo di Instagram:

  • Frequency: quanto spesso apri Instagram, esso cercherà di mostrarti i post più interessanti per te dalla tua ultima visita.
  • Following: se segui molte persone, Instagram sceglierà una gamma più ampia di autori in modo che tu possa vedere meno di ogni specifico utente
  • Utilizzo: il tempo che trascorri su Instagram determina se stai visualizzando i post per te più interessanti durante le sessioni brevi o se approfondisci maggiormente  se passi più tempo a navigare.

Altri chiarimenti del team di Instagram

Il team di Instagram ha risposto anche su molte delle domande più comuni e sulle teorie cospirative di come funziona il nuovo algoritmo di Instagram

  • Instagram non sta attualmente valutando l’opzione di tornare indietro per utilizzare il vecchio algoritmo, ma è attento e ascolta che cosa non piace agli utenti del nuovo feed.
  • Instagram non nasconde i post nel feed e potrai vedere tutto ciò che viene pubblicato da tutti quelli che segui se continui a scorrere.
  • Non vengono favoriti i contenuti video rispetto alle immagini, ma i feed delle persone sono ottimizzati in base al tipo di contenuto con cui interagiscono. Se vedi maggiormente video ti verranno proposti più video, se interagisci maggiormente con immagini ti saranno mostrate più immagini.
  • Non vengono favoriti gli utenti che utilizzano le Stories, Live o altre funzioni speciali dell’app.
  • Instagram non classifica gli utenti per la pubblicazione troppo frequente o per altri comportamenti specifici
  • Instagram non favorisce la visibilità agli account personali o agli account aziendali, quindi il passaggio non ti aiuterà.
  • Lo shadowbanning non è una cosa reale e Instagram dice che non nasconde il contenuto dei post per la pubblicazione di troppi hashtag o altre azioni.

Chiaramente a causa dell’aumento continuo di utenti che utilizzano Instagram si sta verificando un problema simile a quello avuto dall’algoritmo di Facebook nel 2015: la concorrenza riduce la portata. Man mano che sempre più utenti e aziende si iscrivono a Instagram e pubblicano più spesso, ma il tempo di navigazione dei feed rimane stabile per utente, il post medio verrà insabbiato e riceverà meno visualizzazioni. Gli utenti si lamenteranno inevitabilmente che Instagram sta cercando di costringerli a comprare annunci, ma è una conseguenza naturale e inevitabile di feed algoritmici.

Cosa fare a questo punto?

Il consiglio per ottenere una maggiore visibilità dei propri post è quello di postare contenuti belli e interessanti, corredati da una descrizione ottima in modo tale dal richiamare l’attenzione dei tuoi seguaci che interagiscano con commenti e like. In questo modo l’algoritmo stabilirà una maggiore affinità tra il tuo profilo e il tuo pubblico e la tua visibilità sarà assicurata.

 

 

Shadowban di Instagram: cos’è e come uscirne.

shadowban di instagram

Se hai un profilo Instagram, privato o aziendale avrai sentito parlare di shadowban di Instagram, ma forse non sai cos’è esattamente, perché avviene e come uscirne.

Se sul tuo profilo Instagram hai notato improvvisamente un calo di interazioni dei post e perdita di follower immotivata e anomala probabilmente sei vittima dello shadowban di Instagram.

Come agisce lo shadowban di Instagram?

Ma come agisce lo shadowban di Instagram? Apparentemente sul tuo account ti sembrerà che tutto si svolga normalmente. Riesci a postare i tuoi contenuti, li vedi, metti i like i commenti, ne ricevi…pochini…! Questa situazione sembrerebbe normale…ma in realtà tu risulti invisibile verso gli utenti che non ti seguono quando viene effettuata una ricerca per hashtag.

Lo shadowban di Instagram agisce quindi in modo subdolo tale da non far accorgere di nulla il profilo malcapitato se non un calo dell’engagement.

Tale penalizzazione pare che colpisca solo i profili business, ma come fare se si sospetta di essere colpiti da shadowban di Instagram?

La prima prova è fare una ricerca da altri profili, non collegati con il nostro, per verificare la visibilità dei nostri post nella sezione dei “contenuti recenti” in base agli hashtag utilizzati. Se il nostro post non appare molto probabilmente si è stati colpiti da shadowban. Un’altra prova e fare il test con lo Shadowban Tester anche se non sembrerebbe eccessivamente attendibile.

Perché avviene lo shadowban?

Ci sono parecchi motivi per cui il tuo profilo Instagram business potrebbe essere stato colpito da shadowban. Essenzialmente Instagram penalizza comportamenti considerati spam come ad esempio l’uso smodato di bot per fare follow/unfollow, il numero di azioni troppo elevato durante una giornata che non devono superare i 150 like e i 60 commenti o in un’ora durante la quale non è possibile seguire e smettere di seguire più di 60 account.

Ci sono poi degli hashtag segnalati  e bloccati da Instagram che se utilizzati sui tuoi post potrebbero portarti all’oscuramento. Anche l’utilizzo continuo degli stessi hashtag potrebbe portare allo shadowban. Si consiglia pertanto di variare periodicamente gli hashtag utilizzati e di controllare sempre che non si faccia uso di hashtag bloccati (puoi trovare la lista degli hashtag bloccati qui…).

Un’altra motivazione di essere incappati nello shadowban di Instagram e quello che il nostro contenuto si stato segnalato da altri utenti come inappropriato o abbia violato i termini di servizio.

Gruppi di Telegram/Facebook/Whatsapp per lo scambio di like/commenti possono portare allo shadowban?

Si tratta di una questione controversa. Tutte le interazioni con i post, like o commenti, che Instagram consideri non autentiche, possono essere possibile causa di shadowban.
In questi gruppi si posta il proprio contenuto pubblicato su Instagram e gli utenti facenti parte del gruppo metteranno il like o il commento come da nostra richiesta, non ricambieremo facendo altrettanto per i post pubblicati da loro.
In questi giorni sta circolando la notizia che Instagram abbia inserito nel link del post una stringa che inizia per “/?utm_…” che servirebbe alla tracciabilità di provenienza del like o del commento. Se l’iterazione proviene esternamente da Instagram, in questo caso un gruppo di Telegram o altro, si potrebbe rischiare lo shadowban. Il problema si dovrebbe risolvere cancellando tutta la parte di stringa dal punto di domanda in poi…, ma non c’è nulla di certo…

Come uscire dallo shadowban?

Se sei stato colpito da shadowban di Istagram non agitarti…ne uscirai…! Come fare?

  • Innanzitutto disattiva tutti i bot e blocca l’utilizzo di software di terze parti che offrono servizi di automazione like, commenti, follow e unfollow.
  • Ricontrolla i tuoi tag e togli tutti quelli che sono bannati o segnalati da Instagram.
  • Fai una pausa di qualche giorno (48 ore dovrebbero essere sufficienti) poi fai un post assicurandoti che segua tutte le regole di Instagram e monitora il suo andamento.
  • Non utilizzare per qualche giorno i Pods, o gruppi di scambio like/commenti di Telegram.
  • Riporta il tuo account di Instagram da business a personale oppure disattiva temporaneamente il tuo account, procedura da effettuarsi solo una volta alla settimana.

Se tutte queste procedure non hanno risolto il problema invia una segnalazione ad Instagram. Probabilmente non ti risponderanno, ma è probabile che prendano in considerazione la tua segnalazione e, dopo opportuni controlli, risolvano il problema.

 

GDPR Guida rapida se hai un blog e non vuoi incorrere in sanzioni

GDPR Guida rapida se hai un blog

In questi giorni non si sente parlare altro che di GDPR e, devo dire la verità, anch’io, inizialmente, sono entrata nel panico più totale!

Così ho pensato di creare GDPR Guida Rapida se hai un blog!

Domani 25 maggio saranno applicabili le norme del GDPR, ma a tutt’oggi sono molti che ancora brancolano nel buio, soprattutto freelance, blogger, chi utilizza un sito web o un blog in modo amatoriale…

Vediamo in cosa consiste e cosa impone l’entrata in vigore del GDPR

Il GDPR in vigore dal 24 maggio 2018 è il nuovo regolamento europeo sulla privacy e il trattamento dei dati personali e ridefinisce il modo in cui le organizzazioni di tutta l’area si approcciano alla privacy dei dati.

Il regolamento porta molte innovazioni tra cui l’introduzione di regole più chiare in merito all’informativa, al consenso e stabilendo precisi limiti al trattamento automatizzato dei dati. Pertanto, il consenso ad un trattamento che, fino a ieri, era tacito, ora diventa obbligatoriamente esplicito, potrà essere verificato, modificato e revocato in ogni momento dal proprietario.

GDPR guida rapida se hai un blog

Tale nuova normativa coinvolge chiunque abbia a che fare con la raccolta di dati personali anche chi ha un blog o un sito web che utilizza in modo amatoriale.

Cosa ho fatto io

Io ho un sito web, con annesso blog, dove tratto argomenti riguardo il mio lavoro: web marketing, social media marketing, content management…
lo utilizzo per fornire informazioni relative alla mia attività, non ho un servizio di iscrizione alle newsletter e raccolgo solo i dati necessari per lasciare un commento all’articolo.

Utilizzo solo cookies tecnici, ossia cookie strettamente necessari, cookie analitici e cookie funzionali. Ho inoltre installato il cookie per Google Analitycs.

Specifico che utilizzo wordpress il quale ha fornito una pagina privacy con una guida per la compilazione.

Privacy Policy

Ho compilato la pagina della privacy specificando il nome del mio sito, il mio nome e la specifica che sono io la sola autorizzata al trattamento dei dati personali. Ho specificato quali dati verranno raccolti, nel mio caso, nome dell’utente o nickname, sito web e mail e a quale scopo sono raccolti. Sotto al modulo di raccolta dati è inserita la casella da spuntare per il consenso.
Ho specificato per quanto tempo vengono conservati e tutti i diritti che ha l’utente riguardo i suoi dati, citando gli articoli del GDPR.
Sul web puoi trovare vari esempi di privacy policy da cui prendere spunto, oppure potrai farti aiutare da un legale, ma anche la guida di wordpress è molto utile!

Note informative cookie

Se non sai quale tipologia di cookie utilizza il tuo sito web puoi fare un controllo attraverso questo link: https://www.cookiebot.com/it/gdpr-cookies/?gclid=CjwKCAjwxZnYBRAVEiwANMTRXyryaFWIOilfuwnchF79Xqsiz7oEzAbn0_X7J2tCy_9EtVoeTs_ZEBoCmh0QAvD_BwE

A questo punto anche per i cookie ho compilato una pagina dove spiego quali cookie vengono utilizzati nel mio sito. Ho poi specificato l’utilizzo del cookie di Google Analytics.

In realtà per i cookie tecnici sembrerebbe non essere necessario alcun consenso. Per sicurezza io ho installato anche il plug in EU Cookie Law che permette di creare un widget da dove accettare l’utilizzo dei cookie e per quanto riguarda le ulteriori informazioni l’ho fatto approdare sulla pagina delle Note Informative Cookie.

Per quanto riguarda il cookie di Google Analytics il problema è un po’ più controverso in quando essendo un cookie di profilazione ha la necessità di una autorizzazione specifica.
Questo è il motivo che mi ha spinto ad inserire la “barra” di consenso esplicito. In realtà si potrebbe ovviare il problema rendendolo anonimo (dovresti contattare un web developer per aggiungere la stringa che rende anonimo il cookie di Google Analitycs).

E con questo dovrei aver fatto tutto per mettermi in regola con il GDPR!

Tieni presente che, nonostante i miei studi giuridici, non sono un legale. Però ho letto molto e ho cercato di trarre più informazioni possibili circa questo nuovo regolamento europeo.

Se hai qualche dubbio o qualche suggerimento da inserire in questo articolo per renderlo più completo possibile aggiungilo nei commenti qui sotto.

Tutta la verità riguardo l’utilizzo degli hashtag su Instagram

tutta la verità riguardo l'utilizzo degli hashtag

Se utilizzi di frequente i social media e soprattutto Instagram, forse ti sarai chiesto se conosci tutta la verità riguardo l’utilizzo degli hashtag.

Probabilmente pensi di sapere già tutto sull’uso degli hashtag sui social media, ma forse non sai tutta la verità per sfruttare al meglio il loro utilizzo.

In realtà, anche se il loro uso è largamente diffuso, non tutti hanno le idee chiare di come utilizzare gli hashtag in modo corretto.

L’hashtag, il cui simbolo è “cancelletto #” appare per la prima volta su Really Chat, ma il primo a farne un uso importante fu Twitter con lo scopo di indicizzare e favorire la ricerca di contenuti simili.

I grande pubblico è venuto a contatto con l’utilizzo degli hashtag attraverso Instagram e, successivamente, con Facebook.

Spesso, però, queste paroline precedute dal simbolo # non vengono utilizzate nel modo corretto e si pensa che un post su Instagram o Facebook diventi più attraente, virale o di tendenza solo perché sono inseriti hashtag nella frase.

Non è così, gli hashtag non sono una moda, vanno scritti con criterio e con uno scopo ben preciso! Vediamo perché e a cosa servono

Cosa servono gli hashtag

Gli hashtag su qualsiasi social servono a categorizzare il post relativamente ad un argomento, oppure ad una nicchia di mercato se sei un’azienda, sono utili, inoltre, ad aumentare i followers e l’audience del proprio profilo Instagram.

Mi spiego meglio. Se sei un utente privato e vuoi utilizzare hashtag sul tuo profilo Instagram o Facebook devi finalizzarli all’argomento del post. Sostanzialmente devi far in modo che attraverso le parole hashtaggate, altre persone, interessate all’argomento di cui stai parlando, possano individuare il tuo contenuto.

Faccio un esempio banale: sei andato al cinema a vedere Deadpool2 e vuoi creare un post su questo argomento, scriverai:
“sono andato al cinema a vedere Deadpool2, una viaggio fantastico nel mondo dei super eroi! #deadpool2 #film2018 #supereroi #filmsupereroi”
potrai aggiungere di seguito altri hashtag, specifici riguardanti i film con argomento supereroi, il cinema, ecc. Instagram permette di inserire fino a 30 hashtag ma ti consiglio di non esagerare e di non utilizzare parole troppo “inflazionate”. L’ideale sarebbe inserire un numero di hashtag tra 11 e 20.

Se sei un’azienda e vuoi pubblicizzare i tuoi prodotti o i tuoi servizi dovrai utilizzare hashtag che identifichino la tua attività, il tuo marchio, il tuo brand. Crea un hashtag personalizzato, unico e originale, che individui alla perfezione la tua nicchia di mercato, che sia facile da scrivere, ricordare e pronunciare ed inseriscilo in tutti i tuoi post, in questo modo aumenterai la tua brand awarness e gli utenti avranno un modo certo per trovarti e identificarti.

Hashtag peggiori e Hashtag migliori

Ci sono hashtag peggiori e hashtag migliori? La risposta è sì!
Infatti esistono hashtag più popolari che porteranno una probabile maggiore visualizzazione dei tuoi post. Ovviamente se non saranno relativi all’argomento che ti interessa, che stai trattando o inerenti al tuo brand il loro utilizzo ti servirà a ben poco. Forse porteranno traffico e visualizzazioni al tuo contenuto, ma non in linea con il pubblico che vorresti interessare. Meglio quindi utilizzare hashtag meno di tendenza, ma in linea con la tua attività.

Ci sono poi gli hashtag cattivi. Si tratta di hashtag segnalati da Instagram come spam che, se utilizzati, porteranno colpire il tuo account dal tanto temuto shadowban.
E’ sufficiente usarne anche solo uno per compromettere la visibilità dei contenuti pubblicati.
Ecco quali sono:

Lista degli hashtag bannati da Instagram

#adultlife #adulting #alone #asia #astreetphoto #assday #attractive
#babe #beautyblogger #beyonce #bikinibody #boho #boobies #books #booty #brain
#costumes #curvy #curvygirls
#dadylove #date #dating #desk #dedicationstudio #direct #dm #dogsofinstagram
#ebony #eggplant #elevator #easter
#fitnessgirls #fishnets #followforfollow #f4f
#goddess #girlsonly #gloves #graffitiigers
#hairychest #happythanksgiving #hardworkpaysoff #humpday
#ig #instadaily #instalike #instamood #iphonegraphy #italiano
#killingit #kansas #kissing #kindredparents
#l4l #leaves #lingerie #like #likeforlike #lean
#master #meme #models #mustfollow
#nasty #newyears #newyearsday
#overnight
#petite #pornfood #popular #pushups
#skype #snap #snapchat #single #singlelife #stranger #saltwater #shesquats #shower #shit #sallyhansen #sopretty #sunbathing #streetphoto #swole #snowstorm
#tag4like #tanlines #teen #teens #tgif #thebaligroom #thought #thighs #todayimwearing #twerk
#undies
#valentinesday
#woman #womancrushwednesday #women #workflow #wtf

Se temi che il tuo account di Instagram possa essere stato colpito da shadowdown puoi verificarlo attraverso questo test https://shadowban.azurewebsites.net/.

Variare la lista degli hashtag

E’ bene non utilizzare sempre gli stessi hashtag soprattutto se il tuo profilo Instagram è relativo ad una attività commerciale.
Seleziona diversi gruppi di hashtag che siano attinenti alla tua azienda e utilizzali a rotazione. In questo modo targettizzerai pubblici diversi, ma sempre inerenti al tuo brand.

Dove inserire gli hashtag

Esiste una diatriba se sia meglio inserire gli hashtag direttamente nel post oppure nel commento.
A dire il vero non c’è nulla che provi quale sia la strategia migliore.

Il mio consiglio è inserire gli hashtag più importanti e caratterizzanti all’interno del post, staccati dal testo descrittivo di almeno una riga per una migliore estetica, visualizzazione più immediata e ordinata. Potrai aggiungere altri hashtag a gruppi di 6/10 nei commenti sottostanti, ma senza esagerare.

Tieni sempre presente che il focus deve essere sul post e sulla foto, non sugli hashtag che sono solo lo strumento per farti trovare.

Se non paghi non esisti. Da gennaio cala del 20% la reach organica di Facebook

Ti sarai accorto che, pubblicando un post sulla tua pagina di Facebook, la visibilità organica non è più quella che ottenevi qualche tempo fa.

Che cosa è successo? Ormai dal 2013 Facebook riduce la visibilità dei contenuti organici a favore di quelli a pagamento, ma da una ricerca di Buzzsumo risulta che da gennaio ad oggi il calo della reach organica abbia raggiunto addirittura il 20%.

La maggior riduzione di visibilità è quella di post contenenti link e immagini, mentre i video hanno sofferto meno la riduzione e, attualmente, sono quelli che hanno il doppio di visibilità rispetto ad ogni altro contenuto.

La motivazione di questa diminuzione è dovuta a molti fattori. Una di essi è sicuramente il News Feed Algorithm che si occupa di smistare le 1500 possibili notizie per ogni utente in modo da offrirgli ciò che è più appetibile ed interessante per lui.

Facebook inoltre ha individuato un sistema che premia i contenuti autentici e di qualità riducendo la visibilità di annunci pubblicitari, riciclati, bufale o acchiappa click, così come i collegamenti a pagine non ottimizzate per dispositivi mobili.

La riduzione della visibilità dei post organici non è una novità, ma la notizia preoccupante è la velocità del crollo in un tempo così breve.

Ciò ci porta a dover produrre contenuti sempre più interessanti e di alta qualità, prediligendo i post che contengono video o dirette e ci obbliga a dover prendere in seria considerazione la sponsorizzazione a pagamento dei post per poter raggiungere un gruppo di utenza selezionato e interessato al nostro brand.

 

Copyright su Internet. Tempi duri per i copioni!

Tutela del copyright su Internet

La tutela del copyright su Internet è arrivato ad una svolta epocale nella legislazione italiana grazie all’approvazione del  “Regolamento Agcom” (Delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013).

L’Autorità Garante delle Comunicazioni diviene l’organo a cui ci si deve rivolgere nel caso si voglia denunciare una violazione dei diritti di copyright.

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Non c’è più, dunque, la necessità di denuncia, di iniziare una causa civile con processo, tempi lungi e dispendio di energie e denaro, da ora sarà sufficiente una semplice procedura amministrativa.

Vediamo come fare

Il web è terreno facile di copincolla, di condivisione di immagini, testi, video news e altro.

Spesso gli utenti non si rendono conto che utilizzare l’immagine scattata da un fotografo senza citarne la fonte o pagarne i diritti, estrapolare una clip da una trasmissione televisiva e caricarla sul proprio profilo di Facebook o su YouTube, utilizzare una canzone come colonna sonora di un proprio video, scrivere sul proprio blog pezzi tratti da articoli pubblicati da altre fonti è una violazione del copyright.

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Ma come? Lo fanno tutti! Sarà la vostra risposta. Sì questo è vero, ma è una violazione di legge. Spesso niente succede, per lo più perché la vittima della copiatura non si accorge del vostro utilizzo, altre volte il motivo era perché i tempi e i costi della causa civile erano poco convenienti.

Ora non è più così.

Se vi accorgete che qualcuno ha utilizzato vostro materiale originale per farlo proprio è sufficiente fare segnalazione all’Agcom per ottenere la rimozione del contenuto ed un eventuale risarcimento danni.

Attenzione la segnalazione all’Agcom può essere fatta solo se non è ancora stata avviata una causa civile.

Quindi sarà sufficiente collegarsi ad Internet da un pc alla pagina https://www.ddaonline.it/modulo/#opereDigitali e compilare l’istanza, stamparla e firmarla, dopodiché la stessa dovrà essere inviata con PEC all’indirizzo indicato sul modulo.

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Fatto questo l’Agcom avrà 35 giorni per decidere se l’istanza è ammissibile. Se riterrà che la lesione del diritto di copyright non sussiste, rigetterà l’istanza, se invece ritiene che si sia verificato un illecito allora invierà una comunicazione a colui che ha “rubato” il contenuto chiedendone la rimozione.

Libertà di espressione

Tutta questa procedura incide però sulla libertà di espressione garantita dall’art. 21 della costituzione :

Art. 21. – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Un valore ritenuto importante nella nostra costituzione, anche se l’Italia è crollata al 77esimo posto in fatto di libertà di stampa, fanalino di coda di tutti i paesi europei.

Un valore che spesso va a scontrarsi con la tutela del diritto d’autore disciplinato  dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni, e dall’art. 2575 del Codice Civile ai sensi del quale, costituiscono oggetto del diritto d’autore “le opere dell’ingegno di carattere creativo, appartenenti al mondo della letteratura, della musica, del teatro e della cinematografia, delle arti figurative, dell’architettura, della scienza, sotto qualsiasi forma ed espressione”.

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E’ difficile fare previsioni su quale freno alla libertà di espressione possa infliggere questa procedura abbreviata inserita nel nuovo Regolamento Agcom, certo è che si prevedono tempi duri per i copioni!

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