Se non paghi non esisti. Da gennaio cala del 20% la reach organica di Facebook

Ti sarai accorto che, pubblicando un post sulla tua pagina di Facebook, la visibilità organica non è più quella che ottenevi qualche tempo fa.

Che cosa è successo? Ormai dal 2013 Facebook riduce la visibilità dei contenuti organici a favore di quelli a pagamento, ma da una ricerca di Buzzsumo risulta che da gennaio ad oggi il calo della reach organica abbia raggiunto addirittura il 20%.

La maggior riduzione di visibilità è quella di post contenenti link e immagini, mentre i video hanno sofferto meno la riduzione e, attualmente, sono quelli che hanno il doppio di visibilità rispetto ad ogni altro contenuto.

La motivazione di questa diminuzione è dovuta a molti fattori. Una di essi è sicuramente il News Feed Algorithm che si occupa di smistare le 1500 possibili notizie per ogni utente in modo da offrirgli ciò che è più appetibile ed interessante per lui.

Facebook inoltre ha individuato un sistema che premia i contenuti autentici e di qualità riducendo la visibilità di annunci pubblicitari, riciclati, bufale o acchiappa click, così come i collegamenti a pagine non ottimizzate per dispositivi mobili.

La riduzione della visibilità dei post organici non è una novità, ma la notizia preoccupante è la velocità del crollo in un tempo così breve.

Ciò ci porta a dover produrre contenuti sempre più interessanti e di alta qualità, prediligendo i post che contengono video o dirette e ci obbliga a dover prendere in seria considerazione la sponsorizzazione a pagamento dei post per poter raggiungere un gruppo di utenza selezionato e interessato al nostro brand.

 

Copyright su Internet. Tempi duri per i copioni!

Tutela del copyright su Internet

La tutela del copyright su Internet è arrivato ad una svolta epocale nella legislazione italiana grazie all’approvazione del  “Regolamento Agcom” (Delibera n. 680/13/CONS del 12 dicembre 2013).

L’Autorità Garante delle Comunicazioni diviene l’organo a cui ci si deve rivolgere nel caso si voglia denunciare una violazione dei diritti di copyright.

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Non c’è più, dunque, la necessità di denuncia, di iniziare una causa civile con processo, tempi lungi e dispendio di energie e denaro, da ora sarà sufficiente una semplice procedura amministrativa.

Vediamo come fare

Il web è terreno facile di copincolla, di condivisione di immagini, testi, video news e altro.

Spesso gli utenti non si rendono conto che utilizzare l’immagine scattata da un fotografo senza citarne la fonte o pagarne i diritti, estrapolare una clip da una trasmissione televisiva e caricarla sul proprio profilo di Facebook o su YouTube, utilizzare una canzone come colonna sonora di un proprio video, scrivere sul proprio blog pezzi tratti da articoli pubblicati da altre fonti è una violazione del copyright.

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Ma come? Lo fanno tutti! Sarà la vostra risposta. Sì questo è vero, ma è una violazione di legge. Spesso niente succede, per lo più perché la vittima della copiatura non si accorge del vostro utilizzo, altre volte il motivo era perché i tempi e i costi della causa civile erano poco convenienti.

Ora non è più così.

Se vi accorgete che qualcuno ha utilizzato vostro materiale originale per farlo proprio è sufficiente fare segnalazione all’Agcom per ottenere la rimozione del contenuto ed un eventuale risarcimento danni.

Attenzione la segnalazione all’Agcom può essere fatta solo se non è ancora stata avviata una causa civile.

Quindi sarà sufficiente collegarsi ad Internet da un pc alla pagina https://www.ddaonline.it/modulo/#opereDigitali e compilare l’istanza, stamparla e firmarla, dopodiché la stessa dovrà essere inviata con PEC all’indirizzo indicato sul modulo.

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Fatto questo l’Agcom avrà 35 giorni per decidere se l’istanza è ammissibile. Se riterrà che la lesione del diritto di copyright non sussiste, rigetterà l’istanza, se invece ritiene che si sia verificato un illecito allora invierà una comunicazione a colui che ha “rubato” il contenuto chiedendone la rimozione.

Libertà di espressione

Tutta questa procedura incide però sulla libertà di espressione garantita dall’art. 21 della costituzione :

Art. 21. – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Un valore ritenuto importante nella nostra costituzione, anche se l’Italia è crollata al 77esimo posto in fatto di libertà di stampa, fanalino di coda di tutti i paesi europei.

Un valore che spesso va a scontrarsi con la tutela del diritto d’autore disciplinato  dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni, e dall’art. 2575 del Codice Civile ai sensi del quale, costituiscono oggetto del diritto d’autore “le opere dell’ingegno di carattere creativo, appartenenti al mondo della letteratura, della musica, del teatro e della cinematografia, delle arti figurative, dell’architettura, della scienza, sotto qualsiasi forma ed espressione”.

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E’ difficile fare previsioni su quale freno alla libertà di espressione possa infliggere questa procedura abbreviata inserita nel nuovo Regolamento Agcom, certo è che si prevedono tempi duri per i copioni!

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Bufala facebook.Il ministero degli interni ha la password per entrare nei profili facebook:”rogatoria internazionale”

Da qualche giorno le bacheche di Facebook sono stracolme di questo messaggio allarmante: “Attenzione! Il ministero degli interni ha ottenuto da facebook le chiavi per entrare nei profili degli utenti

In realtà si tratta dell’ennesima bufala del web studiata dagli esperti di viral marketing per monitorare la viralità e la diffusione di un messaggio nel web.

La frase, in fatti, è stata copincollata da un articolo uscito su “L’Espresso” che risale ad ottobre 2010 e che era stata già ampiamente smentita.

La Polizia postale Italiana ha ufficialmente smentito la notizia, infatti per poter visionare un profilo è necessario richiedere una rogatoria internazionale che deve essere disposta ed autorizzata dalla magistratura sempre che a carico dell’intestatario di un profilo vi sia un mandato di comparizione in una indagine ufficiale.

Quindi tranquilli! Se non siete pedofili, truffatori telematici, possessori di identità false a scopi illegali i vostri profili non saranno visionati dal ministero dell’interno.

Io mi pongo però ancora una volta l’insistente questione: Facebook è un social network. Social significa sociale, aperto a tutti dove la condivisione dei propri pensieri è globale e aperta al mondo, altrimenti se così non fosse sarebbe un private network. Che senso ha avere tanto timore di essere “spiati” su uno strumento che è creato per mettersi in mostra? Ai posteri l’ardua sentenza!